L’Acetaia Ducale di Modena rivive grazie alla collaborazione fra Accademia Militare e Consorteria del Balsamico Tradizionale: oggi la firma ufficiale in Accademia

“Il Palazzo Ducale di Modena, grazie alla sapiente opera ed alla generosa disponibilità della Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto, torna a rivivere un pezzo importante della sua storia – dichiara il Generale di Divisione Salvatore Camporeale, Comandante dell’Accademia Militare. Questa rinnovata collaborazione rappresenta un’ulteriore conferma del profondo legame che unisce il più antico Istituto di formazione militare al mondo con Modena ed il suo territorio, ricco di storia, cultura e tradizioni.”

Dopo una lunga pausa di oltre un secolo e mezzo, quindi, l’Acetaia Ducale ha ripreso la sua attività. L’amore degli Estensi per il Balsamico è noto: un intero torrione del Palazzo Ducale – quello settentrionale, il Torrione del Prato, appunto – venne adibito alla sua produzione e affinamento: si compilavano libri e registri contabili in entrata e uscita per sapere sempre l’esatta quantità di mosto che doveva servire per “accomodare” l’acetaia.
Sia il Duca Francesco I d’Este che il suo predecessore Cesare controllavano sempre il consumo che si faceva a corte tramite un ‘ordinario’ sul quale venivano annotate le quantità usate da ogni singola persona. Nel 1796 l’allora duca Ercole III d’Este venne deposto da Napoleone Bonaparte e dovette fuggire da Modena portandosi via gran parte delle botti e delle bottigliette; delle restanti se ne appropriò proprio Vittorio Emanuele II.

Terminò così – temporaneamente – la storia dell’Aceto Ducale, ma fortunatamente non quella del Balsamico Tradizionale: le famiglie modenesi continuarono a tramandare questo patrimonio e a renderlo vero e proprio orgoglio della nostra terra, tant’è che inizialmente non se ne faceva commercio. Ogni famiglia lo produceva e lo custodiva gelosamente nelle proprie botti per poi donarlo alle persone di riguardo o arricchire la dote delle figlie, usanza che si è tramandata fino ad oggi.
Ora, grazie alla collaborazione tra Consorteria e Accademia di Modena, l’Aceto Ducale e la sua tradizione tornano ad essere parte viva della storia modenese.

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Autore dell'articolo: Francesca