Amaretti di Spilamberto

Famosi e ricercati sul territorio sono gli amaretti di Spilamberto, specialità dolciaria della nostra zona.
Di seguito l’antica ricetta degli amaretti così come è stata tramandata nella sua originale composizione e preparazione da una famiglia di Spilamberto, i Freschi.
Il Cav. Mario Freschi è figlio della fornaia Gemma Sirotti detta la “Gemma dal fauren” (Gemma del forno) che imparò la ricetta nel forno della pasticceria Goldoni che cessò l’attività nel 1930.
La signora Gemma riprese nel dopoguerra a preparare gli amaretti per la propria famiglia ed altri con questa originale ricetta ed il figlio Mario ne continua la tradizione con molto interesse.


L’antica ricetta della Gemma del Forno di Spilamberto

Ingredienti:
5 hg di mandorle pelate dolci, 10 grammi di mandorle amare, 5 hg. di zucchero, 5 albumi di uova montati a neve, un foglio di carta gialla da pacchi o da disegno, sale.
Preparazione:
tritate le mandorle abbastanza fini, unite lo zucchero e mescolate in modo da amalgamare bene i due ingredienti. Separate i tuorli delle uova dagli albumi e montate questi ultimi a neve con un pizzico di sale, quindi uniteli, poco alla volta e con delicatezza per non smontarli, alle mandorle tritate. L’impasto dovrà avere una giusta compattezza perciò se è necessario aggiungete un altro albume montato.
In una spianatoia stendete le carte da pacchi tagliando la parte eccedente; quindi disponete in modo simmetrico i mucchietti d’impasto usando un cucchiaio. Mettete in forno, già caldo a 180° e quando gli amaretti avranno assunto una colorazione nocciola toglieteli dal forno.
Per la conservazione: avvolgeteli in un telo mettendoli in una ciotola e riparatela in un punto ventilato, ma fresco e in penombra.

Tratta dalla rivista “Fatti Nostri” – Speciale Gastronomia a “Tavola nella Valle del Panaro”


I LEGGENDARI AMARETTI DI SPILAMBERTO

Pare che questo dolce prelibato sia approdato a Spilamberto grazie al Marchese Claudio Rangoni, per diventare una specialità tipica del paese. Tuttavia per moltissimi anni apparve solo alle mense dei nobili. Venne prodotto per essere commercializzato solo alla metà dell’Ottocento grazie all’iniziativa di una pasticceria di Spilamberto condotta dalla famiglia Goldoni. Da quel momento, quando si trattava di festeggiare una cerimonia, una ricorrenza, una commemorazione o qualsiasi momento ritenuto festaiolo, gli amaretti non potevano mancare, come risulta da tracce che si incontrano, anche casualmente, nelle ricerche d’archivio.
Ne citiamo alcune a titolo di esempio:
da una delibera della Giunta del 5 luglio 1890, apprendiamo che l’Amministrazione provvederà alla “Liquidazione specifica amaretti ed altro forniti da Vecchi Alessandro nei seggi detti amministrativi”.
– Dal giornale “Il Panaro” del 25 Giugno 1900. Riferito al giorno precedente, ovvero San Giovanni Battista nostro patrono, sotto il titolo “La Festa Patriottica” di Spilamberto” Emerge quanto segue. “Oggi a Spilamberto ha avuto luogo l’inaugurazione di una lapide commemorativa degli Spilambertesi che furono compagni di Ciro Menotti nell’eroico conato di scuoter il giogo di Francesco IV nel Febbraio del 1831. Alle ore 10.30 alla stazione si formava il corteo delle associazioni là convenute per la patriottica ricorrenza,e, precedute dalla banda musicale UmbertoI° che suonava allegre marcie, le rappresentanze si avviarono alla residenza municipale, dove era ad attenderle il Sindaco sig. Mario Bedeschi cogli assessori e le Autorità comunali. Le rappresentanze furono ricevute nella sala del consiglio e a tutti fu servito un vermouth d’onore ed i classici amaretti, rinomata specialità di Spilamberto, che furono assai lodati dai convenuti”. – Da un’altra delibera della Giunta del 4 Luglio 1907 emerge che l’amministrazione offre vermouth e amaretti
alla Commissione Governativa in visita alla strada ferrata Spilamberto-Bazzano (allora in costruzione, ndr). Da queste tracce emerge chiaramente l’importanza che gli amaretti hanno avuto ed hanno tuttora nella nostra comunità.


Nella foto, scattata intorno al 1930, le sorelle Lucia e Zaira Vandelli davanti al bar che gestivano (l’attuale Bar Nazionale) nella cui insegna si legge “Fabbrica Amaretti”

Il Cav. Mario Freschi con la moglie Bruna Ferrari

Tratto dalla rivista “Fatti Nostri” Edizione di Spilamberto—Speciale Fiera di San Giovanni
A cura di Luigi Barozzi

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Autore dell'articolo: Redazione